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Shopping nuove frequenze per Mediaset (Repubblica) Print E-mail
Scritto da APCOM   
lunedì 13 febbraio 2006
Mediaset ha acquistato dal 2003 ad oggi 924 nuovi ripetitori e altrettante frequenze, convertiti poi nell'affare del digitale terrestre. Nessun gruppo ha fatto altrettanto. Telecom si è fermata a 430 impianti. E' quanto si legge in un articolo ("Mille frequenze per Mediaset) di Repubblica di oggi che ha elaborato i dati dell'Antitrust. Altri 4.524 ripetitori Mediaset li possiede da sempre per irradiare i suoi tre canali storici. Su un totale dei 924 impianti comprati, gli esperti stimano che 350-410 siano "di serie A". Oltre a 200 impianti isolati di piccole tv, Mediaset negli ultimi tre anni ha acquistato infatti due reti nazionali già strutturate, con i ripetitori ben annodati l'uno all'altro: Home Shopping Europe - Rete Mia (274 impianti) e SportItalia (450). A consentire gli acquisti di ripetitori in vista del lancio del digitale terrestre, "ironia della sorte" - scrive Repubblica - è stata una legge ulivista (la 66 del 2001). Proprio per questo l'Antitrust finora non ha mai bloccato Mediaset.

Ma ora ha alzato il braccio, forse colpito da tanta "voracità". Grazie al suo shopping infatti - prosegue l'articolo - ormai Mediaset è pronta a completare tre reti digitali capaci di irradiare ognuna 4 canali tv. Davanti all'Antitrust Mediaset si difende: la sua tesi è che la terza rete digitale, costruita sui ripetitori di Sport Italia, non le servirà per irradiare i classici programmi tv ma sarà semmai verrà affittata alle società telefoniche interessate a lanciare il famoso Dvb-h. L'Antitrust però annota che le frequenze di SportItalia sono classificate pur sempre come frequenze tv, come decreta una specie di piano regolatore delle frequenze messo a punto nel 2003 dall'Autorità per le Comunicazioni. Tale piano però - spiega Repubblica - non è mai stato attuato e appare superato proprio perchè non prevedeva l'avvento dei cellulari Dvb-h. "L'incetta di reti nazionali da parte di Mediaset - scrive Giovanni Valentini in un commento all'articolo sullo shopping di frenquenze fatto da Mediaset - non ha nulla di sperimentale. E il cavallo di Troia del digitale terrestre minaccia di alterare ancor di più il mercato e la concorrenza". "Tutto ciò - prosegue - avviene in mancanza di un censimento generale delle frequenze, di cui perfino il ministero delle Comunicazioni ignora esattamente il numero e la qualità, come la compravendita di immobili in un territorio senza catasto"

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