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La retorica della tv Print E-mail
Scritto da P.arm per Tv-Zone   
giovedì 26 ottobre 2006
tvLa settimana scorsa si è scatenato un putiferio: Ceccherini, un temperamento di certo non proprio freddino, bestemmia (seppur non proprio platealmente) in diretta all'Isola dei famosi. Giusta l'eliminazione, giuste le critiche indignate; ma il carrozzone di polemiche e invettive ("cancellare l'Isola dalla Rai!") che si sono protese per lungo tempo sono state veramente eccessive e, in più, piuttosto ipocrite. E questo può indurre a fare delle riflessioni più generali. La volontà di difendere le fragili menti degli utenti televisivi più giovani dalla cattiva maestra televisione e dal mercato che ne deriva è una tesi che si è diffusa con sempre maggiore insistenza negli ultimi anni e si è realizzata ultimamente in un Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori, firmato dalle principali emittenti nazionali. Ma anche qui non bisogna esagerare. Perchè sembra che, con tutti i problemi che la televisione in Italia si porta appresso, si usi questa specie di 'retorica della fascia protetta' per attaccarla e criticarla in ogni modo possibile. Si demonizza la tv, in definitiva, più di quanto essa non faccia già di per se stessa.

Alla fine tutto è bandito, poco importa se si tratti di un film di Kubrick, un talk show, un reality, un telefilm un po' fuori dagli schemi: tutto deve essere a portata di bambino. Ma se il futuro catodico è quello di trasmettere per l'intera giornata puntate dei Teletubbies e della Melevisione, allora no, tutto ma questo no! Perchè il vero problema non è che i programmi debbano essere adatti ai baby telespettatori, ma che i telespettatori siano adatti e consapevoli rispetto alla trasmissione in onda. Anche gli adulti hanno il sacrosanto diritto di seguire un programma, anche se magari non corrisponde ai crismi dell'emissione "per tutta la famiglia" e senza doversi tener sveglio fino a notte tarda per seguire qualcosa di spessore. E magari la questione della protezione dei bambini non si porrebbe nemmeno sei i genitori non usassero il televisore come una bambinaia e insegnassero ai figli a scegliere con coscienza quello che vogliono, devono e possono guardare in tv.
Ma pare che sia più facile lamentarsi delle conseguenze che individuare e agire sulle cause. Però alla fine non prendetevela con la televisone iperprotetta se i giovani, tenuti sotto un'infrangibile campana di vetro, crescono ingenui e stupidi, e gli adulti si devono fare iniezioni di caffeina per seguire i loro programmi preferiti. E badate bene che io, contro i Teletubbies e Tonio Cartonio, non ce l'ho per nulla.

PAOLO ARMELLI
 
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