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Sanremo IV^ Giornata – Chi a vent’anni non ne ha, non ne trova a Sanremo Print E-mail
Scritto da J.Liman per Tv-Zone   
sabato 01 marzo 2008

Essere monocordi è un difetto capitale per chiunque voglia essere critico, o semplicemente rendere pubbliche le proprie opinioni: ma in casi come questo, come la 4^ serata del festival di Sanremo, non si può non dire ciò che diciamo ogni volta. Vergogna!

Perché i giovani non boicottano la manifestazione (e sarebbe anche un bene per tutti)? Perché la commissione non decide di non presentarli più? Perché oltre alla qualità musicale livellata verso i 65-70 anni, nella finale a loro dedicata, i giovani vengono trattati ne più  ne meno come tappeti, zerbini musicali di sottofondo, riempitivi per una serata di auto-celebrazioni musicali di alcuni “nomi” grossi della musica italiana. I 5 super ospiti monopolizzano la serata e annullano la presenza dei giovani. E resuscitano un’idea di spettacolo musicale persa nella notte, come se Festivalbar vari non fossero abbastanza.


E come un’apripista qualunque, i Sonohra devono inaugurare la serata, che sarebbe dedicata anche a loro, se le case discografiche non trattassero musica, tv e spettacolo come carte di un gioco para-mafioso in cui deve vincere solo il denaro. E della canzone, mica un granché, del povero gruppo ci si dimentica subito, annegati da mezz’ora dedicata a Giorgia. Che canticchia, ridacchia, giochicchia e sciorina un singolo nuovo di zecca (ché la promozione impera) di cui facevamo volentieri a meno, data la pseudo-felicità.

Manco il tempo di intristirsi o di godersi la pubblicità (che sembra quasi una riserva d’idee), che arriva un altro titano a cui genuflettere la serata: Jovanotti, accompagnato almeno da un bravo artista come Ben Harper. Duettano, e Baudo si fa saggiamente da parte, come fosse un mini concerto e questa potrebbe essere un’idea. Se poi si fa cantare il buon Ben, la musica almeno è salva. Gelo all’apparizione di Claudio Cecchetto, morte del pensiero a vedere i vecchi video di Jovanotti. E a 75 minuti dall’inizio dei giovani, l’ombra. Un'altra mezz’ora rubata alla vita.

A 90 minuti non si degnano di far cantare il secondo giovane (devo ripetere che il ritmo è catatonico?): arriva perciò Fiorella Mannoia, scelta stupida anche spettacolarmente, visto che l’ipotetico meglio se lo bruciano tutto all’inizio. Il fatto che amiamo Fiorella rende il tutto un po’ migliore, nonostante lei con Sally e Quello che le donne non dicono vada di repertorio. E poi arriva il momento del singolo del momento. Noblesse oblige.

Ci chiediamo perché a lei viene data la metà del tempo degli altri, ma è sconcertante che siano passati 105 minuti prima che la seconda finalista canti: Ariel, finta fin dalla voce, canzone specchietto per allodole adolescenti. Piccola notazione, nuovamente sdegnata, per la “giuria di qualità” (vorremmo morire piuttosto che scrivere quest’ossimoro): accozzaglia di squallide personalità, di sfruttatori dell’adolescenza, di guitti per menti labili e incolte, come Moccia e Vaporidis che dovrebbero cominciare a lavorare, piuttosto che mangiarsi i soldi di adolescenti a caccia di emozioni in blister.

Il disprezzo per il programma continua e arriva un altro ospite straniero, Leona Lewis, con annessa marchetta al nuovo reality musicale della Rai. Se ne va come è venuta. Amen. E a due ore dall’inizio, il terzo cantante, tanto giovane da dover essere a letto, si presenta: Jacopo Troiani, davvero insopportabile nella sua veste melodica e gonfia di orchestrazioni. I bambini di tip tap, portano una ventata di America che fa rivalutare la sceneggiata di Mario Merola. Al minuto 150 siamo a metà gara (e piangiamo di dolore): Giua, brano elegante piacevole, per il cote quasi colto della manifestazione. E il fatto che la Giuria non la premi, dovrebbe inorgoglirla.

Un balzo di divertimento ci aiutano a effettuarlo i Frank Head, col loro folk da pogo molto divertente che pensavamo fosse eliminato subito e invece arriveranno ultimi in finale. Invece Valerio Sanzotto ha qualche chance di vittoria, col suo brano pop-rock da cantautore di anni fa, ed è anche abbastanza bravo.

Altro ospite, e la pesantezza della serata assume contorni biblici: ma Morandi è più allegro dei suoi colleghi e il suo quarto d’ora va via quasi veloce. Come La scelta, un gruppo bravo e simpatico che prende un sacco di voti dai figuri inguardabili della giuria. E ce ne dispiace per la simpatia del brano. Poi la musica va in coma: i Pooh prima fanno risvegliare i pochi anziani rimasti con un medley che mette solo in scena la loro senilità (appena lenita dall’auto-ironia), poi li uccidono con la cover di House of the rising sun, davvero rivoltante (e Facchinetti dovrebbe appendere le corde vocali al chiodo).

Sospiro di sollievo: i Milagro sono gli ultimi in gara. E li archiviamo con molto piacere, data la pochezza musicale della proposta. Quel sospiro ci si ricaccia in gola: Nicola Piovani deve ritirare un premio a caso, e pensa sia carino occupare il palco strimpellando le sue premiate melodie. Giusto per distruggere le umane resistenze (altro che armi di distruzione di massa), anche Elio – finora grandissimo al DopoFestival – canta. Almeno è un geniaccio. Lo sarebbe anche Loredana Bertè, priva di sinapsi e neuroni, ma siccome anche lei canta e noi non ne possiamo davvero più, non ce la sentiamo di farle i complimenti, nonostante il premio della critica (e i pianti insopportabili).

E i minuti sono 207, che Ben Hur sembra una comica di Stanlio e Ollio. Sembra tutto infinito, dilatato, asfittico. Come un brutto incubo. Terzo Jacopo Troiani (che teoricamente, essendo minorenne, dovrebbe essere a letto). Secondi La scelta. Vincono i Sonohra, che hanno cantato per prima. Non a caso. Ma in realtà non siamo noi a scrivere: è Morfeo, che s’è imposessato di ogni cosa. Soprattutto della dignità di Baudo & co.

Emanuele Rauco
 
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